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TRANQUILO QUE YO CONTROLO (2008) Il nuovo disco di Cesar “Pupy” Pedroso è uno dei migliori del 2008, nel quale si rafforzano gli elementi chiave dello stile del grande pianista cubano e si sperimentano nuove strade musicali. I 13 temi (più un reprise) sono l’uno diverso dall’altro e mai ripetitivi, navigando dal son al danzon, senza dimenticare timba e reggaeton, con alcuni spunti veramente molto interessanti e innovativi. Alcuni brani erano già in circolazione da tempo, ma tutti insieme formano un discorso musicale complessivo e articolato, acquistando un sapore diverso. Le varie sezioni orchestrali sono state orchestrate e miscelate alla perfezione, con un 10 e lode per i fiati, i quali riescono ad inserirsi perfettamente nei punti chiave e nei cambi ritmici. Il duo vocale, Pepito Gomez, Armando Cantero è forse il migliore in circolazione, due voci uniche che sottolineano ancora una volta come la musica cubana può essere cantata solo dai cubani. Pupy al piano ci regala dei tumbao molto articolati, leggendari quelli di tre brani che grazie ad esso diventano i migliori. Per chi non mastica lo spagnolo e anche il gergo popolare cubano è un po’ più complicato capire i testi, ma posso assicurarvi che sono sempre intelligenti, provocanti, ricchi di riferimenti a fatti e situazioni riguardanti lo stesso gruppo. Pupy nel complesso affronta il discorso della sua sfida iniziata quando ha lasciato i Los Van Van, sottolineando i grandi passi fatti in soli sette anni e lanciando un monito a tutti coloro che credono ci poter arrivare al successo senza sacrifici e rinunce. Non rari sono i suoi riferimenti a grandi artisti del passato, in particolare quelli degli anni quaranta e cinquanta, come già aveva fatto in lavori precedenti, sottolineando in un certo senso il legame della sua musica e di quella cubana in genere con i grandi soneros del passato, oltre a lanciare un monito, non provate ad imitare, solo il duro lavoro viene ripagato. Nel giudicare i singoli brani tre sono sicuramente al di sopra delle altre. La seconda canzone, Se parece aquel, è forse la migliore dell’intero disco. La sezione fiati ci regala dei fraseggi da antologia, mentre l’acutissima voce di Pepito lancia un monito a tutti coloro che cercano di imitarli, li criticano o ne parlano male, invitando a cercare di essere più originali e creare un proprio stile. Al minuto 02’:15” inizia il primo montuno durante il quale il cantante da la ricetta per trovare l’originalità, rimandando a grandi della musica del passato, come Cheo Marquetti, Miguelito Cuní e persino il nostro Pavarotti e Bach, giungendo quindi al minuto 03’:04” e ad un blocco stupendo della sezione ritmica, che introduce quella che secondo me è una delle bomba più belle mai costruite da Pupy: i fiati iniziano una frase in crescendo di un’ottava ogni due battute fino al blocco ritmico del minuto 03’:22”, che porta al klimax dei due piccoli fraseggi dei fiati. Credo che dal primo montuno fino al klimax e per una trentina di secondi a seguire, ci troviamo davanti a un’opera d’arte della moderna musica ballabile cubana, e vi assicuro che non è un’esagerazione. Da risentire all’infinito. Un poquito al reves è il secondo dei tre brani capolavoro del disco, resa tale dall’emozionante tumbao, innovativo e provocante, fortemente ritmico e forse per la prima volta nuovamente melodico. Difficile da spiegare e facile da apprezzare ai minuti 00’:55”, più chiaramente al 01’:37” e continuando fino a 02’:22”, ascoltate attentamente il piano, sembra quasi un’altra percussione che lavora insieme a quelle vere. I fiati e l’instancabile Pepito ci portano in crescendo alla bomba capolavoro del minuto 02’:45”, introdotta da una grande frase delle trombe, e seguito da dieci secondi di apoteosi musicale, che consacrano uno stile unico e totalmente nuovo, durante il quale s’inneggia, forse non a caso, al titolo dell’album e al significato dell’intero disco: “…Tranquilo que yo controlo”. Nadie puede contra eso è la conferma dei brani precedenti. Il titolo è chiaro, nessuno è meglio di noi, nessuno ci può superare, e anche l’apertura è provocante e aggressiva: un tumbao isolato seguito da due blocchi delle percussioni e dall’inizio del coro che ripete il titolo del brano. Mandy ringrazia Dio per tutto quello che hanno: “Gracias a Dios por brindarnos, todos lo que tenemos, nacimos con una estrella y con ella moriremo...” (grazie a Dio per averci dato tutto quello che abbiamo, siamo nati con una stella e con essa moriremo). Al minuto 00’:48” si ascolta chiaramente per la prima volta lo stupendo tumbao che da quel qualcosa in più al brano, una semplice scala crescente. Nella parte finale, dopo stupendi interventi dei violini, il gruppo ringrazia i santi (gli orishas) per avergli dato la giusta ispirazione: “…esa gracia que tengo, nadie me la va a quitar, maferefun yemayá, maferefun elegguá…”. Da non dimenticare le già famose e bellissime Bailalo hasta afuera (machucadera), A la italiana (dedicata alle nostre italiane che ballano) e Calla Calla, un vecchio tema scritto da Pupy nel 1987 con i Los Van Van e qui riproposto in versione reggaeton. Sono bellissime anche Si me quieres conocer, Olvidala, Desde Cero, la più calma El barniz e Ve bajando, oltre al bel son Vecina prestame el cubo e l’originale e vecchio danzon cubano Como los años pasan. Cesar de la Mercedes Pedroso Fernandez (questo è il suo nome completo e magari in un'altra occasione sarebbe bello ripercorrere la sua vita e la carriera), dopo quarant’anni di carriere, di cui trenta con i Los Van Van e solo sette con il gruppo da lui fondato Los Que Son Son, è riuscito a sfoderare un album che verrà ricordato, insieme a chissà quanti altri. A Cura di Giuseppe Lago |